In questo articolo, analizzeremo nel dettaglio in cosa consistono l’ernia e la protrusione discale, che cosa comporta questa patologia e che cosa fare per poterla gestire.

Infine darò delle indicazioni su che contributo posso dare con il mio lavoro.

 

Ernia e protrusione discale

Si definisce protrusione discale il danneggiamento del disco cartilagineo, con conseguente spostamento dalla sua posizione fisiologica. Ma facciamo un passo indietro, e scopriamo che cos’è questo disco cartilagineo

 

La nostra colonna è formata da una serie di vertebre posta una sopra l’altra.

La funzione principale della colonna è lo scarico di forze, e per tale scopo non sono sufficienti le vari curve da cui è formata (2 cifosi e 2 lordosi fisiologiche).

Entrano in gioco i dischi cartilaginei, ammassi di acqua avvolti da un anello di cartilagine fibrosa che sono posti tra una vertebra e l’altra, partendo dallo spazio tra la seconda e la terza vertebra cervicale, fino ad arrivare all’ultima vertebra lombare e la sua articolazione con l’osso sacro (tra le più comuni ernie, l’ernia L5-S1)

 

Quindi, questo spostamento del disco cartilagineo detto protrusione porta ad una rottura della cartilagine che lo avvolge e che può entrare in contatto con le radici nervose adiacenti.

Nel lungo periodo, se non vengono prese le giuste precauzioni, la protrusione può aggravarsi in ernia; non è altro che la fuoriuscita del nucleo del disco, come conseguenza della rottura del disco cartilagineo che può causare vari sintomi tra cui irradiazione lungo gli arti inferiori (identificabile come una “scossa”), riduzione del range di mobilità ed indolenzimento muscolare

Come può aiutare il trattamento osteopatico?

L’incidenza di protrusioni ed ernie diagnosticate è sempre più comune, complice anche l’aumento di esami strumentali effettuati in caso di sintomi dolorifici. Questo però non deve fermare una persona dall’avere una vita attiva, poiché sia la protrusione che l’ernia sono patologie perfettamente gestibili e con cui si può convivere.

 

I miei pazienti non sono esclusi da questo tipo di eventi; il mio obiettivo in questi casi consiste nell’individuare la zona di maggior restrizione ed identificare i vari sintomi correlati.

 

Valuto la zona in cui è insorta l’ernia, la muscolatura dell’area e la mobilità del tratto.

Per esempio in un’ernia insorta a livello di L5-S1, valuterò tutto il tratto lombare, la dinamica del bacino in relazione con il sacro e tutto l’arto inferiore, concentrandomi sulle zone di passaggio e chiedendo al paziente se riferisce sintomi in tali zone.

 

Dopo aver corretto e ripristinato la mobilità di tali zone, controllo la rigidità e la risposta a livello muscolare.

Correggendo questi parametri, si ripristinano gli equilibri a livello biomeccanico e posturale. Infine ristabilisco la dinamica sul resto della colonna, che spesso soffre a causa di maggiori che carichi redistribuiti in maniera errata

Il mio intervento non si limita solo al processo appena descritto, ma si basa sul controllare tutti i possibili adattamenti conseguenziali ad ernie e protrusioni. Per esempio, uno di questi eventi a livello cervicale può portare adattamenti a livello degli , a livello del muscolo diaframmatico o addirittura mal di testa/emicrania.

Come possiamo affrontare questi sintomi nella routine?

Tutti i parametri che sono stati recuperati hanno la necessità di essere mantenuti nel tempo. Quindi, oltre al mio trattamento, consiglio sempre degli esercizi di mobilità mirati alle zone interessate e che sono state corrette; per chi si allena già abitualmente, cerco di inserirli nella sua routine di allenamento

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